Rassegna stampa

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«I tumori? Si curano studiando chini sul microscopio»

«L'Italia è un Paese ammalato di disinformazione. E la disinformazione ha una capacità criminale inimmaginabile». Luigi Di Bella, il fisiologo modenese artefice del metodo anticancro più discusso degli ultimi cinquant’anni, affidava con queste parole il proprio testamento spirituale a un quotidiano nazionale qualche giorno prima di morire. Ed è contro la disinformazione che, dalla scomparsa del professore, lottano gli eredi scientifici del Metodo Di Bella (MdB), approdati pochi giorni fa, a Milano, al secondo congresso nazionale della Società Italiana di Bioterapia Oncologica Razionale. Obiettivo: la presentazione di chiare, documentate e definitive evidenze scientifiche sulla potenzialità del "Metodo Di Bella", mirate a smascherare quella che, secondo i successori del professore modenese, si configura come un’accorta opera di "disinformazione, mistificazione e falsificazione - si è detto in apertura di lavori - attuata contro la formula" del fisiologo di Modena "dall’inattendibile sperimentazione del 1998 a oggi". Era l’estate del 2003 quando l'Italia vide nella scomparsa del Professore la fine di una vicenda segnata da polemiche con il ministero della Sanità cominciate sei anni prima e mai sedate. Luigi Di Bella se n’era andato convinto di essere stato sconfitto. Non dalla scienza, ma dalla politica. Era sicuro di aver messo a punto una cura efficace per i tumori, ma si diceva altrettanto certo che l’efficacia del suo metodo fosse destinata a essere battuta da interessi economici troppo più grandi. Da cinque anni si era ritirato nella casa che aveva costruito a Modena utilizzando cazzuola e calcestruzzo e dove gratuitamente, visitava i suoi pazienti per seguirli passo passo, verificando l’andamento dei loro mali. Sembrò davvero, in quella torrida estate del 2003, che il "Metodo Di Bella" non avrebbe avuto futuro. «La terapia è stata sottoposta a sperimentazione dal ministero della Sanità in maniera pretestuosa». Questo, almeno, pensava Luigi Di Bella. «Il mio non è un nuovo farmaco - sosteneva il fisiologo - e nemmeno omeopatia. E' un insieme di farmaci già presenti sul mercato e che sono già stati sperimentati. Cosa si deve ancora sperimentare?». Una vicenda straordinaria, quella di Luigi Di Bella. Bocciato dalla politica, promosso dai pazienti. In migliaia gli ammalati che, per la prima volta nella storia, erano scesi in piazza a manifestare i progressi che il MDB aveva compiuto su di loro. E in centinaia avevano aggiunto alla battaglia contro il male quella contro la legge, chiedendo aiuto ai Pretori anziché ai medici per poter proseguire la terapia. Persino il "British Medical Journal" (una delle principali riviste scientifiche del mondo) aveva decretato che "l’Italia ha bucato l’obiettivo della sperimentazione. Perché per i pazienti terminali l’obiettivo non è la regressione del male, ma la qualità della vita". Nonostante questo, Di Bella se n’era andato senza essere riabilitato. Sei anni non erano sufficienti a compilare una statistica degli effetti reali della cura nella terapia tumorale. E mancavano anche le conferme scientifiche di altri studi internazionali. Oggi tutto sembra diverso: duemila studi sembrano confermare la validità del MDB, 1500 ricorsi sono stati accolti dalle Preture. Anche l’opinione pubblica sembra essersi fatta un’idea ben precisa: un sondaggio realizzato da Ekma Ricerche su mille persone rivela come quattro italiani su dieci siano convinti che il Metodo Di Bella funzioni davvero e che il professore modenese sia stato boicottato. Sei italiani su dieci, inoltre, ritengono che sia giusto che lo Stato si faccia carico della terapia. Oltre 5Omila persone continuano ogni giorno a cliccare sul sito ufficiale www.metododibella.org. A portare avanti la battaglia del professore modenese, ci sono il figlio Giuseppe e la Società Italiana di Bioterapia Oncologica Razionale - Metodo Di Bella. Con il nuovo ministro della Sanità, Francesco Storace, si è aperta una nuova possibilità di dialogo, ma non si parla più di sperimentazione bensì di verifica delle cartelle cliniche. «Siamo disposti a collaborare - dichiara Giuseppe Di Bella - ma a una sola condizione: il ministero dovrà permetterci di controllare lo stato dei lavori e anche i criteri dell’indagine ministeriale dovrano essere concordati». In Italia, però, le polemiche non si placano: la posizione dell’Associazione italiana ammalati neoplastici (Aian) resta ostile al metodo anticancro del fisiologo modenese. Il figlio del professore, intanto, oppone alle dichiarazioni una serie di studi che verranno pubblicati sulla rivista scientifica "Cancer Biotherapy" a febbraio. Secondo tali studi, la formula anticancro di Luigi Di Bella si sarebbe dimostrata particolarmente efficace per i tumori polmonari al terzo e quarto stadio (quelli più gravi): i pazienti sottoposti alla terapia avrebbero fatto registrare una sopravvivenza di due o tre volte superiore rispetto ai risultati ottenuti, per gli stessi casi, dalla chemioterapia. Per la leucemia linfatica, la chemioterapia aveva fatto registrare guarigioni nel 37% dei casi, mentre COn il Metodo Di Bella la percentuale si eleva al 70%. L’altro figlio del professore modenese, Adolfo, sta invece lavorando a riorganizzare le "carte" che Luigi Di Bella conservava nel suo studio: cartelle cliniche, prescrizioni, corrispondenza. A breve, a sua firma, sarà pubblicata una biografia illustrata del fisiologo anticancro. Mentre il progetto più ambizioso è che il luogo dove Luigi Di Bella visitava diventi un museo. «Mio padre - conclude Adolfo Di Bella - fu spesso vittima non solo di polemiche ma anche di sarcasmo. Una volta, un ministro gli inviò un biglietto per invitarlo a un incontro mondano milanese. Alla fine dell’invito si leggeva: "Sarebbe questa una buona occasione per insegnarmi come si curano i tumori". La risposta di mio padre fu lapidaria. Scrisse: "La ringrazio per il cortese invito, al quale non mi è purtroppo possibile dar seguito. Non ho invece difficoltà a rispondere alla sua domanda su come si curino i tumori: si curano stando chini sul microscopio e non partecipando ai party. Ossequi. Luigi Di Bella"». -------------------------------------------------------------------------------- Dal 1965 a oggi, una battaglia sempre aperta • Luigi Di Bella, scomparso il 1 luglio 2003 è stato un fisiologo che, nel 1965, ha dato vita a una formula anticancro a base di vitamina C, E e D, melatonina, somatostatina e inibitori della prolattina. • NeI 1997 migliaia di pazienti che ne hanno già ottenuto benefici chiedono che venga riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale. • Il MDB (Metodo Di Bella) viene sottoposto a sperimentazione su decisione del ministro Rosi Bindi nel marzo del 1998. Da subito si levano le proteste del professore: la somministrazione esclude, secondo lui, almeno 4 dei sette farmaci del metodo. Alcuni protocolli vengono sospesi prima del termine della sperimentazione. Altre irregolarità vengono denunciate a Roma, Napoli e Firenze. Tra queste, la presenza di acetone, la somministrazione di farmaci scaduti a 1048 ammalati. • Agosto 1998. Il ministro Bindi dichiara chiusa la sperimentazione: la cura Di Bella secondo il ministero, non funziona. Si fa riferimento a un verbale della Commissione Oncologica. Nell’ottobre successivo, in una lettera al ministro, un componente della stessa Commissione scriverà che quel verbale non è mai stato approvato. • A novembre 1998 partono le indagini dei Nas e i ricorsi dei pazienti che chiedono in pretura di poter continuare a utilizzare la cura a spese delle ASL. Scendono anche in piazza in difesa del fisiologo. • Sulla base di oltre 700 ricorsi il pretore di Maglie, Carlo Madaro, commissiona uno studio per verificare i risultati del MDB. Il risultato della sperimentazione ufficiale si ribalta. La cura sembra funzionare. • Le richieste si moltiplicano e oltre 1500 ricorsi vengono accolti. I pretori ordinano che le cure siano eseguite a spese delle ASL. • In quattro Regioni, intanto, gli amministratori locali deliberano di somministrare la cura a spese del Sistema Sanitario Nazionale. • Una decina di parlamentari firma, nel 2002, una risoluzione per riaprire la sperimentazione, ma il professore si dichiara contrario. • A luglio 2003 Luigi Di Bella muore. La sua opera è portata avanti dal figlio Giuseppe. • La cura Di Bella viene ufficialmente adottata in alcuni Paesi come il Brasile e la Finlandia. Oltre 54mila studi accreditano scientificamente il metodo. • Nel 2005 si ipotizza l'istituzione di una commissione d’inchiesta che riabiliti il MDB. In Italia i malati ancora in cura col MDB si stimano in oltre 10mila. • Giugno 2005: esce il trattato sul MDB, con oltre 2mila voci bibliografiche che confermano la scientificità della cura messa a punto dal fisiologo modenese.

Anna Leogrande

Vero - Sette giorni di notizie, storie e personagg 11/12/2005
 
   
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