Rassegna stampa

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L’Emilia “nasconde” il metodo Di Bella

BOLOGNA — Con una mossa a sorpresa, che eluse abilmente anche un possibile conflitto col ministero della Sanità, la Regione Emilia Romagna aprì per prima alla Mdb, la multiterapia anticancro studiata da Luigi Di Bella. Ma quello scarto improvviso, oggi, più che a un dribbling assomiglia a una finta. Era il 15 marzo 2001 e, anche se quella dell’assessore alla sanità Giovanni Bissoni non fu in realtà un’apertura diretta, dalla formula individuata si trovò una via d’uscita che accontentò anche l’opposizione, accogliendo una parte importante della risoluzione presentata da Forza Italia fin dall’ottobre 2000. Sostegno finanziario Fabio Garagnani, primo firmatario e ora deputato azzurro, affermava il principio della libertà terapeutica, chiedendo l’erogazione di un sostegno finanziario per gli ammalati di tumore «in casi precisi e documentati di insofferenza al trattamento chemioterapico e/o di comprovata efficacia della Mdb». Quattro mesi e una tornata elettorale più tardi, la situazione si presenta invece sotto una luce ben diversa e la delibera ha trovato qualche riscontro nelle Ausl, ma solo a macchia di leopardo: a Bologna, in particolare, ha assunto caratteri molto più restrittivi di quelli in un primo tempo ipotizzabili e l’assegno di cura è infatti indirizzata solo ai pazienti che beneficiano dell’assistenza domiciliare integrata, ADI, in larga parte purtroppo malati terminali e non è citato il caso dei soggetti che dalla Mdb hanno tratto un complessivo miglioramento. Non bastasse, la Direzione sanitaria ha ordinato per iscritto ai Distretti di non informare la gente. Testualmente, nella lettera inviata il 23 maggio 2001, leggiamo che «non si reputa opportuno divulgare tra la cittadinanza l’informazione relativa al contributo economico». Certo, saranno «adeguatamente informati» gli uffici (i reponsabili organizzativi distrettuali e quelli terapeutici dei programmi ADI), come sottolinea il direttore Gianbattista Spagnoli. Non gli utenti. Siamo al paradosso: il contributo c’è, ma non bisogna farlo sapere in giro. Proprio passando dalla commissione sicurezza sociale, si valutò la possibilità di estendere il sostegno riservato ai pazienti in «area critica» (30 mila lire al giorno), anche a quei malati che, non tollerando la chemioterapia, hanno scelto, chi con beneficio, la Mdb. Chiarezza cercasi «Dal momento che tale problema assume una notevole rilevanza sociale – scriveva Bissoni il 5 aprile alle Direzioni generali delle Ausl emiliano-romagnole – è orientamento di questo assessorato trovare uno strumento per attenuare il disagio dei cittadini interessati e delle loro famiglie». Parole al vento? «Vorrei che fosse fatta chiarezza, perché, se le cose stanno così, si prende in giro la gente», denuncia Franca Ramponi, presidente dell’Associazione italiana ammalati neoplastici dell’Emilia Romagna, tempestata dalle richieste di chiarimenti di tante famiglie che inutilmente si erano rivolte alle Usl per informazioni sull’erogazione del contributo. E come interpretare oggi le dichiarazioni dello scorso marzo del presidente della commissione sicurezza sociale Graziano Delrio che, plaudendo all’iniziativa, chiedeva rigorosi criteri di ammissione per «evitare di disorientare i cittadini». Intendeva questi criteri?

Lorenzo Sani

Il Giorno 17/07/2001
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