Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

Dopo le rivelazioni di “Visto”,i malati di tumore lanciano un appello. Per ora, il capo del governo ha scelto di non commentare. Ma intanto la sua maggioranza alla Regione Lazio favorisce l’uso della discussa terapia, rimborsando chi la utilizza. E il “governatore” Storace ci spiega: ”è giusto dare una speranza in più contro quel male terribile” .
Presidente, ci dica se anche lei fa la cura Di Bella

E’ come un vulcano che dorme, ma che può esplodere da un momento all’altro. La terapia anticancro del professor Luigi Di Bella sta per riproporsi all’attenzione della pubblica opinione (e della scienza) sotto la spinta dei politici. La notizia , data da Visto in esclusiva la scorsa settimana, che Silvio Berlusconi,per impedire il risorgere del tumore che lo colpì nel 1997, fa uso del discusso e contestato metodo, non è stata smentita da Palazzo Chigi e, sia pure indirettamente, è stata confermata dal dottor Giuseppe Di Bella: “La notizia”, dichiarato il figlio dell’anziano professore modenese, “può essere più che plausibile visto che anche molti oncologi convenzionali stanno cominciando a utilizzare alcune sostanze della multiterapia in maniera pressoché ricorrente”. Sono però i malati le persone che, con maggior interesse, hanno letto la rivelazione di Visto: ”Mi hanno telefonato da tutt’Italia per segnalarmi il vostro articolo, che metteremo in rete nel nostro sito www.assoprodibellamentana.org“ dice Orlanda Iacovacci,la presidente dell’Associazione pro malati neoplastici Di Bella Mentana onlus. “ Devo constatare però che l’atteggiamento di Berlusconi non è molto chiaro. Se davvero lui fa la " Di Bella” ha il dovere di dirlo, per cui gli rivolgo, a nome di tanti malati di tumore, un accorato appello: Presidente, ci dica come stanno le cose, per noi sarà una speranza in più”. Se da una parte si lamenta una mancanza di chiarezza, dall’altro ci sono però iniziative legislative a favore di una nuova sperimentazione che sembrano il frutto dell’attenzione benevola proprio del Presidente del Consiglio. D’altronde, se il Premier ne fa uso è perché ci crede (e i risultati sono, a nostro avviso, sotto gli occhi di tutti) e non si capisce perché non dovrebbero usufruirne anche gli altri cittadini, una volta accertata la sua efficacia terapeutica. Francesco Storace, governatore della Regione Lazio, si è messo, per così dire “di traverso” alla medicina ufficiale e ha promosso una serie di iniziative che di fatto riaprono la sperimentazione ed equiparano i malati di tumore in cura con la chemioterapia a quelli in cura con la Di Bella (nei rimborsi per esempio). Alla domanda se tanto entusiasmo sia dovuto alla consapevolezza che proprio il capo del governo è paziente del professore modenese, Storace non ha voluto rispondere, mentre ha accettato di spiegare ai lettori di VISTO il perchè della sua iniziativa. “Per quale motivo lei ha scelto di riavviare una sperimentazione che era stata bocciata?”, gli abbiamo chiesto. “La Regione ha voluto dare una risposta alla domanda sociale proveniente da una parte dei cittadini del Lazio che reclamano la libertà di cura. Come istituzione avevamo il dovere di ascoltarli: ho avvertito fortemente l’esigenza di dare una speranza in più a quanti si trovano a combattere contro un male terribile come il cancro. Per questo il Consiglio regionale ha approvato una mozione, firmata anche da consiglieri dell’opposizione, e per questo la giunta ha licenziato una delibera che garantisce il rimborso dei medicinali ai malati più poveri. Le e-mail dio ringraziamento che ho ricevuto da ogni zona del Lazio, anche da cittadini che dichiarano di non aver mai votato per il centrodestra, mi confermano che si tratta di una scelta giusta”. Lei possiede forse dati, elementi, testimonianze che il pubblico non conosce? “No, io non ho elementi diversi da quelli noti alla pubblica opinione. Ho però letto con grande attenzione la vicenda legata alla sperimentazione effettuata a suo tempo e mi sono convinto che nei confronti della Multiterapia Di Bella c’era un’avversione preconcetta degli stessi medici chiamati alla sperimentazione, di cui si sarebbe dovuto tener conto. Così non è stato e la sperimentazione è fallita. Insomma c’erano gli estremi per ritentare. E noi abbiamo imboccato questa strada”. Non pensa che riaprire una discussione su un metodo già condannato possa creare inutili e dannose aspettative? “Assolutamente no. Io credo che non si possa negare la speranza ai malati e alle loro famiglie che si trovano a combattere una battaglia difficilissima contro il cancro. Del resto, questa non è una posizione mia personale. C’e una mozione approvata dal Consiglio regionale che impegnava la giunta a muoversi in questo senso, e ciò dimostra che la multiterapia Di Bella non è un’invenzione di Storace o dell’assessore Saraceno, ma una possibilità in più per i malati di cancro, sulla quale è d’accordo la maggioranza dei consiglieri regionali, che sono eletti dai cittadini del Lazio”. Ora si sa che nel biennio in cui ci fu la sperimentazione (da allora più di seimila malati hanno fatto ricorso alla multiterapia) critiche durissime vennero rivolte al Ministro della Sanità, accusato di non aver rispettato i protocolli del professore modenese e di applicare la cura soltanto ai pazienti terminali. “Io sono guarita grazie a questa terapia, che pratico fin dal 1997. L’ultima metastasi mi è sparita giusto il mese scorso: grazie alla terapia del professore”, dice Orlanda Iacovacci. Convinta.

Gennaro De Stefano

Visto 22/02/2001
 
   
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