Rassegna stampa

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Un libro rilancia la cura Di Bella contro il cancro

Ripartirà dalla Svizzera italiana la polemica, infuriata durante quasi tutto il 1998, sull'efficacia della terapia Di Bella contro il cancro? Potrebbe darsi, anche se un velo di silenzio è calato da più di un anno su questa clamorosa, ma anche misteriosa e per certi versi inquietante vicenda, se un libro scritto da un giornalista italiano, Vincenzo Brancatisano, che ha presentato al Centro Civico «Un po' di verità sulla terapia Di Bella». Era stata annunciata anche la presenza del professor Luigi Di Bella, l'anziano medico inventore della terapia, ma ha rinunciato all'ultimo momento «per un malanno influenzale». Ed al suo posto, accanto a Brancatisano, si è presentato il figlio Giuseppe, pure medico, anche lui notissimo al pubblico per aver partecipato, nei mesi in cui la polemica sulla terapia Di Bella era al calor bianco, a moltissimi dibattiti e trasmissioni televisive. L'incontro a Lugano è stato organizzato dalla «Associazione svizzera terapie alternative contro il cancro». Che cosa dice il libro di Brancatisano e che cosa sostiene il dottor Giuseppe Di Bella, parlando in nome e per conto del padre Luigi? Entrambi sostengono che la sperimentazione effettuata dal Ministero italiano della sanità, sulla fortissima spinta di una parte dell'opinione pubblica italiana, che dimostrava di credere alla validità delle terapie inventate da questo anziano medico, fu una grande mistificazione. E che l'esito annunciato nel novembre 1998, che la sperimentazione era fallita e la terapia risultava senza effetti anti-tumorali e addirittura tossica, non riflette la realtà. Brancatisano nel suo libro (un bel malloppo di 800 pagine) e il dottor Giuseppe Di Bella sostengono innanzi tutto che moltissimi ammalati di cancro continuano ad aver fiducia nella terapia alternativa, nonostante quella che loro considerano una congiura contro questo metodo scientifico alternativo non riconosciuto dalla medicina ufficiale. Ma questo, in definitiva, rientra nella libertà di scelta delle cure e del medico. Quello che invece Brancatisano e Di Bella dicono che è più grave è tener nascosto ad esempio che «il 23 per cento dei pazienti sottoposti alla sperimentazione risulta ancora in vita dopo un anno e mezzo». Ma soprattutto che sempre durante la sperimentazione vennero consegnati ai pazienti oltre mille flaconi di un preparato a base di retinoidi scaduto, e perciò tossico, con la conseguenza che gli ammalati invece di essere curati venivano in sostanza avvelenati. Brancatisano e Di Bella affermano che tutte queste informazioni sono oggetto di una congiura del silenzio in Italia e che lo stesso libro è osteggiato dall'Associazione italiana dei librai. Eppure, dice Giuseppe Di Bella, tutti i principali componenti della terapia inventata da suo padre (dalla somatostatina ai retinoidi) stanno progressivamente ottenendo un riconoscimento clinico internazionale come sostanze attive contro il cancro.

Mauro Maestrini

Il Corriere del Ticino 31/01/2000
 
   
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