Rassegna stampa

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Sulla bocciatura metodo Di Bella, strani retroscena

Grande affluenza venerdì sera all'hotel Raffaello alla presentazione del libro di Vincenzo Brancatisano «Un pò di verità sulla terapia Di Bella» della Travel Factory Roma. Organizzata dall'Aian, l'iniziativa ha visto la partecipazione, tra gli altri, del giudice Carlo Madaro, già pretore di Maglie, che ha presentato il libro, e del professor Di Bella. Madaro, applauditissimo, è stato caustico. «Per fortuna - ha detto Madaro - fra un anno sparirà il Ministero della Sanità e le competenze che oggi sono della Bindi passeranno alle Regioni. In questo modo ci sarà un rapporto più diretto tra cittadini e istituzioni e queste ultime saranno obbligate a prendere in considerazione le istanze e le denunce dei pazienti». Madaro si riferisce alla realtà dei malati in cura con la Mdb e che hanno tratto beneficio da questa cura ma che devono pagarsi i farmaci. «Dal libro di Brancatisano - ha aggiunto Madaro - emerge che decine di Tribunali di tutta Italia continuano a dare ragione ai pazienti anche negli ultimi mesi e quindi ad onta della bocciatura della sperimentazione». I parametri di valutazione usati nella sperimentazione della cura Di Bella, ha commentato Madaro «sono incostituzionali e non rispettosi dei principi di salvaguardia del diritto alla sopravvivenza. Infatti con la sperimentazione si cercava di valutare la drastica riduzione del tumore ma ai malati, specie quelli orfani di terapia, interessa la sopravvivenza e la qualità della vita. Fino a quando la Scienza si ispirerà a principi lontani dalla gente e dai malati, i giudici saranno costretti a ordinare la disapplicazione dei provvedimenti lesivi del diritto alla salute». Madaro ha usato toni molto duri contro il ministro della Sanità e la sperimentazione. «Dal libro di Brancatisano - ha rivelato Madaro - ho scoperto, tra l'altro, la fine che avevano fatto i flaconi con la soluzione ai retinoidi che alcuni pazienti mi avevano fatto recapitare nel 1998 perché puzzolenti a causa dell'acetone che il ministero vi aveva lasciato dentro». Secondo la ricostruzione del giornalista modenese, Madaro aveva subito «girato» quei flaconi alla procura di Firenze, la quale incaricò poi i Nas di individuare i pazienti che avevano assunto quei farmaci. Cercando (ma non riuscendo a trovare) i pazienti, i Nas invece scoprirono nei mesi successivi, tra le carte del Ministero, una realtà inquietante, rimasta segreta fino all'uscita del volume. E cioè che erano stati distribuiti centinaia di confezioni di farmaci scaduti. Quando tornarono dal procuratore, i Nas pensavano di ricevere una stretta di mano per questa scoperta e invece il procuratore avviò un'azione disciplinare contro i sottufficiali (poi prosciolti) poiché si sarebbero occupati di qualcosa che non rientrava nel loro incarico. Il professor Di Bella ha ribadito che la sua non è una terapia alternativa poiché, ha detto, «la medicina è una sola: quella che cura secondo precisi criteri scientifici».

Gazzetta di Modena 14/02/2000
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