Rassegna stampa

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Intervista al Prof. Mandelli

ALLORA PROFESSORE SI PUO' VERAMENTE ESSERE COSì OTTIMISTI PER IL FUTURO? «Come sempre accade nella ricerca scientifica ci sono momenti di stasi e altri in cui le novità si susseguono una dietro l’altra. Era da quarant’anni, dal momento in cui fu introdotta la chemioterapia, che non si assisteva ad un momento così ricco di nuove cure. Pensi che allora si parlava di lunga sopravvivenza, ora credo che entro dieci anni queste malattie saranno nella stragrande maggioranza dei casi guaribili». I DATI DI OGGI CHE PERCENTUALE DI GUARIGIONE DANNO? «Le leucemie acute del bambino guariscono in oltre il 60 per cento dei casi, negli adulti si arriva solo al 30 per cento. E con i linfomi siamo al 70 per cento con l’hodgkin e al 50 per il non-hodgkin». QUALI SONO LE NUOVE STRATEGIE DI CURA? «Sono tre le strade che stanno dando i maggiori risultati. La prima è rivolta alle forme promielocitiche, una tempo tra le più gravi, mentre oggi arrivano a una guarigione nel 70 per cento dei casi, grazie a una cura (ACIDO RETINOICO) che fa differenziare le cellule leucemiche, cioé fa tornare normali quelle malate. Un’altra via è quella delle proteine che agiscono come anticorpi. Create con l’ingegneria genetica, in vitro, queste proteine vanno a colpire in modo specifico solo le cellule che hanno quel determinato marcatore che si chiama antigene. Stiamo già sperimentando dei farmaci di questo tipo nei linfomi non-hodgkin e nelle leucemie mieloidi acute che hanno effetti collaterali molto ridotti rispetto alla chemioterapia. Per la leucemia mieloide cronica, invece, si sta testando in tutto il mondo, Italia compresa, un medicinale capace di bloccare proprio quella sostanza che fa nascere la leucemia».

Rossella Cravero

Il Messaggero 29/06/2000
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