Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

Il libro di un giornalista spiega come la giustizia abbia dovuto riconoscere la terapia Di Bella
Sentenze che onorano la vita

I Tribunali di molte regioni italiane e alcuni Tar riconoscono ai pazienti il diritto di curarsi con la multiterapia Di Bella a spese del Servizio Sanitario Nazionale e “condannano” le Ausl e il Ministero della sanità alla erogazione gratuita non solo della somatostatina ma di tutti i farmaci della cura. Fra questa, è compresa la costosa siringa temporizzata. In diversi casi, il Tar stabilisce la restituzione alle famiglie dei soldi spesi nel frattempo per l’acquisto delle medicine negate dalle Aziende sanitarie. È questa la realtà che emerge dal libro Sentenze di vita, del giornalista Vincenzo Brancatisano, che esce a un anno esatto dalla pubblicazione dell’altro suo volume “Un po’ di verità sulla Terapia Di Bella” (764 pagine, Ed. Travel Factory, dicembre 1999), che ha riaperto il contestato caso della sperimentazione ministeriale la cui conclusione con esito ufficialmente non favorevole aveva gettato nello sconforto, alla fine del 1998, un numero altissimo di pazienti, non solo italiani, che da anni erano in cura e sopravvivevano grazie all’associazione di farmaci messa a punto dal fisiologo modenese. A fronte dei benefici, talvolta eclatanti, che tanti pazienti hanno riscontrato con l’assunzione della Mdb, questi ammalati si erano visti negare dalle Auls di competenza l’erogazione dei farmaci ai quali sanno di dovere la vita o comunque il miglioramento delle condizioni cliniche e molti di loro si sono rivolti ai giudici (Pretori, Tribunali, Tar) per vedere riconosciuto, in giudizio, il diritto alla salute, così gravemente compromesso. La tesi di Vincenzo Brancatisano, giornalista e professore di Diritto, anticipata nel volume precedente e ora approfondita in “Sentenze di vita”, è che «l’ordinamento giuridico italiano vigente è dalla parte dei pazienti che si sottopongono alla terapia Di Bella. Infatti, l’insieme delle norme che disciplinano il diritto alla sopravvivenza e alla salute, da quelle di rango costituzionale a quelle contenute nelle leggi ordinarie, riconoscono ai pazienti il diritto di accedere gratuitamente ai farmaci in questione». Tanto che il giudice (il Pretore prima, oggi il Tribunale e il Tar) «non solo può ma addirittura deve rimuovere ogni ostacolo che impedisca nei fatti al paziente di accedere ai farmaci ritenuti per lui necessari dal suo medico curante. La stessa giurisprudenza consolidata della Suprema Corte di Cassazione orienta i giudici di merito verso la cosiddetta “disapplicazione, ai sensi dell’articolo 5 della legge 20 marzo 1865 n. 2248 all. E del prontuario farmaceutico” nella parte in cui non comprenda i detti farmaci nell’elenco dei farmaci dispensabili gratuitamente». «Come si vede - dice Brancatisano - addirittura una legge di fine Ottocento si schiera dalla parte di malati prontamente dimenticati dalle istituzioni dopo una sperimentazione frettolosa e assai discutibile. Oltre alla legge 2248 del 1865, altre leggi e decreti (tra cui la Legge 537 del 1993 e il DL 536 del 1996) riconoscono ai pazienti il diritto (“diritto assoluto e non soggetto ad affievolimento”) di curarsi a carico del Ssn con farmaci pur non compresi nel prontuario farmaceutico». Né la decretazione d’urgenza del 1998, che ha disciplinato la sperimentazione della Mdb, «ha inciso in alcun modo sull’assetto normativo preesistente che è tuttora pienamente in vigore. Un assetto normativo al quale i giudici di tutta Italia si stanno ispirando in maniera costante, condannando le Auls e il Ssn alla erogazione, ai pazienti che fanno causa, dei farmaci: non solo la somatostatina ma tutti i farmaci che costituiscono la Mdb; la siringa temporizzata necessaria per somministrare correttamente la somatostatina; e in molti casi si prevede la restituzione delle somme spese fino al provvedimento giudiziale quando comprovabili». Dunque la tesi di Vincenzo Brancatisano, sviluppata nella prima parte del libro con apprezzabile acume giuridico, viene confortata nei fatti da quanto emerge dalla contestuale esposizione ragionata di ben cento procedimenti giudiziali che lo stesso giornalista ha raccolto in giro per gli uffici giudiziari italiani, tutti emessi dopo la bocciatura della sperimentazione e soprattutto nell’anno 2000: l’ultima sentenza censita è del novembre 2000 ed è stata emessa dal Tribunale di Milano, che per un lungo periodo era stato particolarmente severo nel non riconoscere la somatostatina ai pazienti. «Queste cento sentenze - conclude Brancatisano - confermano in pieno la tesi della erogabilità gratuita della terapia Di Bella ai pazienti che la richiedono e che siano in grado di dimostrarne l’efficacia. E sono coinvolte pressoché tutte le regioni italiane. Dunque non si tratta dell’esperienza isolata di questo o di quell’ufficio giudiziario, di questa o quella regione, ma dell’intero sistema giudiziario italiano».

Gabriella Poli

La Padania 02/01/2001
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