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.La Regione Lazio sperimenterà la Terapia

ROMA — La Regione Lazio sperimenterà la cura Di Bella contro i tumori. Ed è pronta a partire in tempi brevi. Lo ha annunciato il presidente della regione, Francesco Storace, intervenendo ieri ad una conferenza del professor Luigi Di Bella (nella foto), organizzata in Campidoglio dall'Aian, l'associazione dei suoi 'fedelissimi'. «Non possiamo far cadere questa cura nel dimenticatoio — ha sottolineato Storace — è giusto che ci si continui ad interrogare e anche a dividersi sulla sua efficacia, ma Luigi Di Bella rimane in ogni caso un medico che si applica al paziente, lo conosce per nome, ne stimola la reazione al male e decide la cura non solo in base ad un protocollo, ma valutando lo stato di salute generale della persona». «Ecco perché — ha proseguito Storace — questa Regione, dopo aver fatto tutto quanto è in suo dovere per la prevenzione e la ricerca ufficiale contro il cancro, vuole dare ai malati una possibilità concreta di libertà di cura e soprattutto una speranza quando la ricerca si arrende». Tempi e modi per la sperimentazione verranno decisi non appena il Consiglio regionale approverà una mozione, firmata da tutta la maggioranza, con la quale si chiede che venga inserita nel bilancio regionale la cifra per dare alle Asl la possibilità di distribuire i farmaci della multiterapia del fisiologo modenese. Con l'auspicio che altre Regioni e lo Stato seguano il suo esempio. «Abbiamo già ottenuto la disponibilità — ha detto il presidente della Regione — da parte di alcuni direttori generali di strutture pubbliche sia a Roma che fuori. Tra l'altro disponiamo adesso di una struttura più umana per la cura dei tumori, l'ospedale San Raffaele e a breve il Sant'Andrea, appena sarà operativo». L'annuncio di Storace è stato acclto con scetticismo dagli oncologi. Dal punto di vista scientifico la sperimentazione della multiterapia Di Bella «è fallita», ha ricordato il segretario dell'associazione nazionale degli oncologi, Francesco di Costanzo, secondo il quale «sarebbe un errore per i politici del Lazio ripercorrere ancora quella strada».

La Nazione 12/11/2001
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