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Il Lazio riprende la sperimentazione della somatostatina
La cura Di Bella torna negli ospedali

ROMA T orna la somatostatina: via libera nel Lazio al metodo Di Bella. Nonostante la «bocciatura» implicita nei risultati ufficiali dei protocolli del `98, la Regione inizierà tra pochi giorni a sperimentare la controversa cura contro i tumori. Un annuncio a sorpresa, quello del governatore Francesco Storace, che fa riesplodere il clamoroso caso scientifico-mediatico. «Non possiamo far cadere tutto nel dimenticatoio come ha fatto l´ex ministero della Sanità, Rosy Bindi - ha affermato ieri il presidente della Regione, intervenendo a un convegno medico - è giusto continuare a interrogarsi sull´efficacia del metodo. Luigi Di Bella è un medico esemplare, che si applica al paziente, lo conosce per nome, ne stimola la reazione al male e decide la terapia valutando il suo stato di salute generale. Secondo il principio della libertà di cura, vogliamo dare ai malati una possibilità concreta, una speranza in grado di sorreggerli quando la medicina ufficiale si arrende». Tempi e modi per la sperimentazione saranno decisi non appena il Consiglio regionale approverà una mozione, firmata da tutta la maggioranza, con la quale si chiede l´inserimento nel bilancio regionale della cifra necessaria alla multiterapia. E ciò per consentire alle Asl, in tempi strettissimi, la distribuzione dei farmaci richiesti dalla cura Di Bella. La mozione dovrebbe passare a giorni, e subito, garantisce Storace, la Giunta individuerà le strutture sanitarie. «Abbiamo già ottenuto la disponibilità - sottolinea il governatore - dai direttori generali di centri pubblici sia nella capitale che fuori. Per la cura del cancro occorrono ospedali all´avanguardia, più a misura di paziente, come, a Roma, il San Raffaele e, a breve, il Sant´Andrea». Proprio al San Raffaele, operativo da pochi mesi, sarà affidato il compito delicatissimo di mettere a confronto i malati trattati con la multiterapia e quelli sottoposti alla consueta chemioterapia. Una seconda chance offerta al metodo Di Bella dal Lazio, in attesa che il governo prenda la stessa decisione. Nel corso della conferenza è stato letto un messaggio del sottosegretario alla Salute, Antonio Guidi. «Il testo - riferisce Storace - è stato concordato con il ministro Sirchia, che a sua volta ha informato il premier Berlusconi. La Regione non è né solo con la medicina ufficiale, né solo con Di Bella. Continueremo con i programmi di prevenzione, mentre il nostro dipartimento Sanità sta per dare attuazione ai risultati di un anno di lavoro della commissione oncologica del Lazio, tutt´altro che favorevole a Di Bella». Accolto da un lunghissimo applauso, in Campidoglio il fisiologo modenese ha ricordato le tappe più significative di quel decennale lavoro di ricerca che lo ha portato a mettere a punto la sua terapia anti-cancro. «Ho sempre seguito con attenzione, pur da profano, gli studi del professor Di Bella - spiega Storace - e oggi mi ritengo impegnato sul fronte delle medicine alternative con i sostenitori della libertà di cura». Un esperimento che sta provocando un´autentica bufera. Dal punto di vista scientifico, ribattono gli oncologi italiani, la sperimentazione della multiterapia è definitivamente uscita di scena. Per il professor Francesco di Costanzo, segretario nazionale dell´associazione, sarebbe un grave errore per i politici del Lazio impantanarsi in un tentativo già fallito. «E´ una decisione ingiustificata e pericolosa - spiega - la sperimentazione va riattivata solo in presenza di comprovati benefici. Così, invece, viene solo perpetuata una situazione controversa. Da una parte si sollecita che le terapie siano basate sull´evidenza dei dati scientifici e dall´altra c´è l´invito a fare cure non validate. È un errore politico e ne pagheranno le conseguenze». In realtà la vicenda non si è conclusa il 13 novembre di tre anni fa con l´annuncio ufficiale del fallimento della sperimentazione voluta dal governo. I dubbi sulle procedure adottate nei protocolli non sono mai stati fugati del tutto e se ora Storace può riproporre la cura Di Bella in alcune strutture pubbliche, è proprio perché la partita, nella comunità scientifica, non è considerata chiusa. La somministrazione della somatostatina su cui si basa il metodo contestato, infatti, è ancora tenuta sotto osservazione.

Giacomo Galeazzi

La Stampa 11/11/2001
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